INCONSCIO
Ci sono dei motivi che
ci fanno decidere, già nei primi secondi di un incontro , se una persona
ci piace oppure no; se una serata in compagnia andrà bene o male; se
un dipendente da assumere fa o no al caso nostro. In un tempo di millisecondi
non entra l’elaborazione ragionevole con motivi ragionevoli e logici,
ma bensì impressioni ingannevoli, comportamenti spesso immotivati, inconsci. il nostro comportamento
è dovuto a un guazzabuglio di emozioni, pulsioni e motivazioni legate a tracce
lasciate dall’infanzia e diventate non coscienti. Ogni volta che
ho successo Le
comunicazioni In qualunque comunità
di lavoro organizzato bisogna creare canali di comunicazione, attraverso i quali
circolino senza ostacoli informazioni e critiche dall’alto verso il basso
e dal basso verso l’alto. È opportuno, quindi, assicurare a chi
riceve una comunicazione la possibilità di esprimere liberamente il suo
punto di vista dando opinioni, suggerimenti e consigli. Qualunque informazione
dev’essere
Il primo a teorizzare, alla fine dell’800, l’esistenza di una parte
della mente che sfugge al nostro controllo razionale fu il neurologo austriaco
Freud, secondo il quale:
so di avere scelto
consciamente o inconsciamente
di usare i pensieri positivi
LA VENDITA
I destinatari delle nostre azioni (o comunicazioni) possono reagire attivamente
o passivamente; ma sia nell’uno che nell’altro caso è sempre
meglio prevedere ed organizzare una reazione positiva, piuttosto che provocarne
una sfavorevole, o subire addirittura una passività improduttiva. Per
far ciò occorre creare e controllare continuamente i canali di comunicazione
conoscendo innanzitutto i destinatari di ogni comunicazione trasmessa, prevedendo
e valutando le loro reazioni in modo di essere certi che ciò che si dice
non soltanto sarà capito, ma promuoverà le azioni desiderate.
espressa in forma personalizzata
e interessante per predisporre il
nostro destinatario a collaborare
Requisiti della comunicazione
Saper comunicare significa sapersi esprimere, sapersi esprimere significa farsi capire, per farsi capire occorre suscitare interesse in chi ascolta le nostre parole. Per ben comunicare occorre:
Per comunicare non basta accontentarsi di aver trasmesso ciò che volevamo o che gli altri ci hanno obbligato a trasmettere: non basta se veramente vogliamo ottenere successo da quanto diciamo, se, in altre parole, ci aspettiamo che il destinatario capisca tutto ciò che noi gli abbiamo comunicato.
Due modi di essere
Ogni venditore può assumere autocriticamente due diversi atteggiamenti:
Dietro ogni vendita
c’è una persona
La differenza fra un
venditore capace e uno incapace è di solito questione di sensibilità,
sincerità, atteggiamento e skill:
tutte cose che si possono imparare.
Sicuramente la personalità ha un ruolo fondamentale nella vendita e questo
è il motivo essenziale per cui alcuni sostengono che venditori capaci
si nasce, non si diventa. Non bisogna dimenticare però che adottando
un’ampia varietà di tecniche per avvicinarsi ai clienti, come presentare
i prodotti in modo adeguato, rispondere alle domande e concludere la transizione,
migliora il proprio modo d’essere ed il rapporto con le persone.
La fidelizzazione del cliente
Fidelizzare il cliente
significa adottare un comportamento e presentare un livello di servizi tali
da rendergli non desiderabile e non conveniente rivolgersi alla concorrenza.
Studi e ricerche recenti hanno messo in luce che le vendite ai clienti già
acquisiti costituiscono uno dei fattori determinanti per il successo dell’attività
di vendita. È stato infatti calcolato che:
Un’azienda non si può
permettere di perdere
un solo cliente
Il cliente, tra le sue caratteristiche, ha infatti quella di essere molto suscettibile.
È perciò estremamente pericoloso, nei rapporti commerciali, cedere
ad un momento di stanchezza o di malumore. Prestare, anche per una sola volta,
un servizio di qualità scadente ad un cliente può infatti determinare:
L’arte dell’ascoltare
Saper ascoltare è
una capacità importante per tutti, ma per i venditori in modo parti-colare,
perché il successo della loro attività si basa su un’efficace
comunicazione con la clientela.
Purtroppo quella di saper ascoltare è una capacità molto poco
utilizzata e pratica, poiché c’è scarsa consapevolezza nei
confronti della sua importanza e della necessità di diffondere l’insegnamento.
Se le persone tra loro sapessero ascoltarsi meglio, ci sarebbero notevoli risparmi
di tempo e di risorse, minori conflitti e più armonia. Pertanto è
molto rischioso e poco professionale per il venditore rientrare in queste categorie
di cattivi ascoltatori:
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Per
mettersi nei panni di un’altra persona bisogna prima togliersi i propri |
Chi vende deve ascoltare con l’obiettivo ben preciso di impostare con il cliente il perfetto processo di comunicazione per evitare omissioni, incomprensioni, malintesi, disguidi e reclami. Il venditore, per la natura stessa del suo lavoro, deve mirare ad essere un grande comunicatore; infatti non solo deve saper ascoltare il cliente, ma anche mirare a farsi ascoltare e verificare di essere stato capito.
Come essere un buon ascoltatore?
Anzitutto rendendo consapevole l’interlocutore, tramite comportamenti corretti, di esserlo. Non porsi mai frontalmente nei confronti di quest’ultimo, ma sempre con una certa angolazione.
Viso e busto devono essere orientati verso l’interlocutore. Orientarsi solo con il viso verso chi parla, mentre il busto viene posto a fianco dà l’impressione di essere sulla difensiva e di accogliere con scetticismo ciò che viene detto. È fondamentale ricercare il contatto visivo quando si avverte che il cliente sta dando particolare importanza a quello che dice.
Annuire anche quando si è in disaccordo con quanto viene detto. La generalità delle persone invece scuote negativamente la testa creando una posizione psicologica di conflitto con colui che parla. Annuire non significa, come molti erroneamente ritengono, essere automaticamente d’accordo con il messaggio ricevuto. Annuire può significare: “capisco il tuo punto di vista”, “ti sto seguendo”…
Esprimere con poche parole (“mi rendo conto dell’importanza del problema”, “immagino come sia stato difficile”, “è un’idea interessante”…) relazioni appropriate ai fatti ed alle idee che vengono presentati.
Riformulare il messaggio, se qualcosa non risulta chiaro, dicendo: “desidero essere cer-to di aver compreso bene, lei intende dirmi…”
Fare domande per precisare meglio il messaggio da parte dell’interlocutore, per non cadere in una situazione negativa di rapporto e di comunicazione.
Interpretare correttamente quello che viene detto.
Le prime impressioni
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Alcuni
datori di lavoro, poiché i clienti hanno valori e standard personali
diversi, incoraggiano i venditori a comunicare un’immagine conservatrice
o di sicurezza. In certi ambienti ad esempio ristoranti obbligano alla
divisa, in altri come sofisticati magazzini d’abbigliamento chiedono
di adeguarsi ad un codice di vestire. |
Se il buon cliente
in
simpatia mi avrà, esclude
il concorrente e a me
l’ordine darà
Come un attore, una persona che ha contatti con i clienti è sempre in
scena.
Dare una buona impressione iniziale è indispensabile. Basti pensare che
quando cono-sciamo una persona diciamo che questa suscita in noi un’impressione.
Quest’impressione “unica” consiste in realtà ad un’insieme
di innumerevoli elementi parziali che ci definiscono l’individuo stesso.
Tra i principali elementi distintivi troviamo:
L’ATTEGGIAMENTO
il comportamento che un individuo assume in un dato momento
L’atteggiamento
è ,anche, il modo in cui si comunica il proprio stato d’animo o
carat-tere a clienti o collaboratori. Quando si è ottimisti e ci si prefigura
incontri positivi con gli altri, si trasmette un modo d’essere positivo
che induce, di solito, ad una rea-zione favorevole. Quando si è pessimisti
e ci si aspetta il peggio, si trasmette un modo d’essere negativo e di
conseguenza i clienti tenderanno a svicolare.
Tutto ha inizio nel cervello, e l’atteggiamento è una condizione
mentale, è il modo in cui si guardano le cose con la mente.
Nel mondo delle vendite ci sono spesso alti e bassi. Per esempio, solitamente
è facile restare ottimisti nelle ore di punta, nei giorni o nei periodi
in cui l’ambiente di lavoro è vivace ed attivo, mentre è
più difficile nei momenti di ristagno.
La posizione
eretta
La posizione del corpo può costituire un segnale che, integrato con altri,
definisce globalmente una persona.
La teoria sul linguaggio del corpo afferma che quanto più una persona
sta ben diritta, tanto più positivo è anche il suo atteggiamento
interiore. A questo proposito possiamo avere tre diversi atteggiamenti:

Questi atteggiamenti vengono molto spesso accompagnati dallo sguardo. Nel soggetto “A”, infatti, ritroveremo uno sguardo dall’alto verso il basso; nel soggetto “B” ritroveremo un buon contatto oculare, quasi d’appoggio; mentre nel soggetto “C” uno sguardo fuggente, quasi assente.
Il modo di stare seduti
Bisogna fare anzitutto attenzione se il peso del corpo è posto in avanti,
o perpendico-lare o all’indietro rispetto al bacino.
Una teoria molto interessante, denominata contatto N-O (dove N sta per Naso e O sta per Ombelico), afferma che quando la regione pettorale di una persona è indirizzata verso l’interlocutore esiste la massima attenzione.
LA MIMICA
tutti i fenomeni che si possono osservare sul volto di una persona
Il contatto oculare
Il contatto oculare è indubbiamente la manifestazione più significativa
della mimica.
Una regola di alcuni insegnanti di comunicazione e di retorica dice che quando
si guardano gli altri in faccia si deve tenere lo sguardo fisso alla base del
naso. Ma questo non può favorire un contatto autentico, caldo e comprensivo,
bensì solo suscitare di-sagio. Infatti fissando fermamente in un punto
i movimenti delle pupille diventano così minimi da non essere più
percepibili ad occhio nudo.
Il tipo di sguardo che intendiamo per contatto oculare è uno sguardo
vivo, che “vaga” da una pupilla all’altra. La teoria, a questo
riguardo dice che l’occhio è un eccellente indicatore di interesse.
Per “buon” contatto oculare, quindi, si intende quello in cui l’ascoltatore
tiene lo sguardo rivolto verso l’interlocutore, mentre costui guarda meno
spesso in viso l’ascoltatore. Ciò dipende dal fatto che non è
possibile riflettere ed al tempo stesso recepire informazioni che sono irrilevanti
per il processo di pensiero in atto. È per questo che chi sta riflettendo
guarda di frequente in alto verso il soffitto (come se ci fosse scritto qualcosa),
oppure di lato rispetto all’ascoltatore, o ancora tiene gli occhi rivolti
in basso. Pertanto, quanto più si deve o si vuole riflettere su ciò
che si intende dire, tanto più è probabile che nel frattempo si
interrompa il contatto oculare.
Un esperimento di contatto oculare
Ponete ad un’altra
persona una domanda sulla quale date per certo che debba riflettere, come ad
esempio: “Che cosa hai fatto l’altro ieri sera?” oppure “Quando
sei stata l’ultima volta al cinema?” oppure “Sei capace di
dire il tuo nome alla rovescia?”….
Avrete modo di constatare che la maggior parte delle persone al primo approccio
da parte vostra (“Sai volevo chiederti una cosa…”) vi guarderanno
in faccia, poi mentre riflettono guarderanno altrove e quindi, sempre guardando
altrove, cominceranno a parlare. Solo alle ultime parole (o subito dopo) la
persona tornerà a rivolgervi lo sguardo.
Voi, come ogni ascoltatore che è solito avere un “buon” contatto
oculare, avrete guardato ininterrottamente l’altro, affinché questi,
con piccole occhiate di controllo (ma mi sta ad ascoltare?) potesse sempre rilevare
che eravate attenti.
Il contatto oculare inteso,
come occhiate di controllo,
costituisce un aspetto essenziale
per la buona conduzione di un colloquio
LA GESTUALITA’
l‘insieme di tutti i movimenti delle braccia e soprattutto “il linguaggio
delle mani”
Il linguaggio
delle mani
Ogni segnale del corpo può essere interpretato in diversi modi. Poiché
grazie ai gesti possiamo essere più chiari, è opportuno fare in
modo che anche questi ultimi siano coerenti con ciò che vogliamo far
capire.
L’interlocutore riesce ad essere tanto più convincente quanto più
i suoi segnali sul piano del contenuto e della relazione sono congruenti tra
loro. In particolare i segnali analogici della gestualità ci danno molte
informazioni che vanno oltre il contenuto verbale. Ciò vale soprattutto
nel caso in cui non possiamo vedere con precisione il viso di colui che parla,
perché tiene la testa rivolta da un’altra parte o le condizioni
di luce rendono impossibile riconoscerne la mimica, oppure perché siamo
troppo lontani.
In base all’ampiezza ed alla velocità di questi movimenti possiamo
definire una persona.
I grandi movimenti, se vengono eseguiti con calma, attirano attenzione ,mentre
se eseguiti in modo veloce, generano solo inquietudine e confusione. I movimenti
piccoli suscitano l’impressione opposta, sono caratteristica di individui
semplici e schietti, ma allo stesso tempo insicuri e non convinti di ciò
che dicono. Questo dimostra quanto occorra essere prudenti.
Quanto più intensamente
entrano in gioco i sentimenti,
tanto più accentuata sarà
anche la gestualità
E’ proprio con
il linguaggio del corpo che lo stato d’animo di preoccupazione, agitazione,
apprensione, timore… si manifesta al meglio. Questo avviene proprio quando
vi è una diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità.
In questa situazione un individuo è talmente carico di emozioni che lascia
al corpo libero sfogo con movimenti insoliti.
IL TONO
l’insieme di tutti i fenomeni relativi al volume ed alla velocità
del modo di parlare di un individuo, tralasciando l’analisi sul contenuto
del discorso
La velocità’
Finché conversiamo con gli altri nella nostra lingua madre ci muoviamo
nell’ambito della nostra norma di velocità; tuttavia constatiamo
che ci possono essere anche grosse differenze di velocità nell’eloquio,
sia da una persona all’altra, sia nella stessa persona da un momento all’altro.
Quanto meno le
vostre informazioni
sono note al vostro ascoltatore,
tanto più dovrete esporle adagio
Semplificando, si potrebbe
dunque dire che un individuo in una determinata situazione parlerà tanto
più velocemente quante più volte ha già fatto le stesse
enunciazioni; viceversa, la velocità dell’eloquio diviene più
lenta quando la tematica è nuova e non ancora “rodata”.
Esporre adagio gli argomenti non significa necessariamente dover parlare più
lentamente, ma introdurre di tanto in tanto delle pause, fare delle domande
di verifica, interporre esempi che illustrano concretamente le vostre informazioni.
Le pause possono essere fatte per le svariate ragioni:
Benché
la pausa sembri rappresentare “nulla” per quanto riguarda il contenuto, spesso contiene molte più informazioni di quanto non potrebbero averne le parole |
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Bisogna fare attenzione
però se notate segni di noia in quanto significa che parlate troppo lentamente.
In questo caso colui che ascolta pensa e riflette in modo più veloce
del vostro parlato, è opportuno quindi saper adeguare la velocità
secondo la reazione di colui che ascolta.
Il volume della voce
Un tono di voce alto può dipendere o da un modo aggressivo di agire,
perché si vede messo in pericolo lo scopo che si vuole ottenere, o perché
si è troppo coinvolti emotivamente nel discorso.
Quanto più
qualcosa ci sta a cuore,
tanto più procediamo animatamente
Se qualcuno, tuttavia pronuncia singole parole o frasi a voce particolarmente bassa, in modo indistinto o biascicando le parole (magari portandosi anche la mano davanti alle bocca) possiamo senz’altro reputarlo insicuro.
La tonalità della
voce varia anche quando si ride. La risata rappresenta un enorme fattore anti-stress
perché permette di sciogliere gli accumuli di tensione. Ridere dunque
è davvero sano, è addirittura curativo, nel senso originario del
termine! È stato constatato, a questo riguardo, che se si mantiene l’atteggiamento
sorridente per circa 20 secondi lo stato d’animo di un soggetto cambierebbe
improvvisamente ed abbastanza imprevedibilmente.
Abbiamo già fatto qualche accenno sull’importanza dell’atteggiamento
e della presenza, anche se successivamente analizzeremo più in dettaglio
l’approccio professionale, quindi ora ci soffermeremo a studiare la qualità
della risata. Essenzialmente possiamo avere due tipi diversi di risata: quella
divertente-comica e quella sarcastica-cattiva.
La classificazione è la seguente:
La risata
in “E”: He! He! La risata
in “I”: Hi! Hi! La risata
in “O”: Ho! Ho! La risata
in “U”: Hu! Hu! |