Le Dotazioni Attitudinali – pt. 2


Nell’articolo precedente abbiamo definito quattro diverse tipologie di Dotazioni Attitudinali. In questo intendiamo approfondirle.
D.ATT.1: Attitudine di dominio specifico
Se l’attitudine è una disposizione naturale a comportarsi in un certo modo, a comprendere o a sentire una preferenza per certe cose o a prediligere certi lavori, allora possiamo dire che l’attitudine è una disposizione naturale che si manifesta in una determinata area dell’agire umano. Viene ripreso dunque il concetto di ambito, così com’è definito da Gardner, ossia un insieme organizzato di attività all’interno di una cultura a cui le persone partecipano in modo non occasionale e in cui possono identificare e favorire più gradi di expertise.
Il riferimento è quindi al concetto di performance visibile, identificabile e analizzabile in termini di processo e di risultato. In questa prima accezione del termine attitudine, dunque, ci si riferisce ad un’area dell’agire umano che può diventare oggetto di dominio da parte della persona.
D.ATT.2: Attitudine nel sistema di acquisizione delle informazioni e delle conoscenze per apprendimento
Secondo Maria Montessori la nostra mente rappresenta il luogo dov’è contenuta l’intelligenza e si sviluppa anche grazie al corpo. Le sorprendenti capacità di alcuni bambini non avrebbero origine nel livello intellettivo bensì nell’interesse e nell’entusiasmo, che nascono grazie alla capacità dell’insegnante di presentare argomenti sfidanti. Quindi sembra determinante la parte emotiva nel sistema di apprendimento dei bambini, attivata dall’interesse per qualcosa, scaturito a sua volta dal bisogno creato dall’ambiente in cui vive.
Per Goleman l’intelligenza non è solo accumulo di saperi, ma una tensione verso il raggiungimento di un obiettivo prefissato. L’intelligenza non esisterebbe senza determinazione, caparbietà nel perseguire uno scopo, e se questo scopo non fosse legato alla nostra sfera emotiva non sarebbe di nostro interesse. L’interesse quindi parte dal bisogno e il primario bisogno di tutti gli essere umani è quello emotivo legato all’amore per sé e per gli altri, traducendosi in piacere profondo di essere riconosciuti per quello che siamo.
L’attitudine nel sistema di apprendimento attiene quindi ai processi attraverso i quali il soggetto giunge ad apprendere, costruendosi una rappresentazione mentale dei contenuti, degli oggetti. L’incontro tra rappresentazioni sensoriali della persona e rappresentazioni simboliche di linguaggio specifiche delle discipline ci porta a concludere che l’attitudine nel processo di apprendimento è anch’essa legata ad un sistema di preferenze personali, da identificare e considerare nel processo di insegnamento/apprendimento.
D.ATT.3: Attitudine comunicativa-relazionale
Al termine attitudine è associato anche un significato psicologico che riguarda la combinazione delle nostre preferenze comunicative attraverso i canali sensoriali (uditivo, visivo, cinestesico, verbale) e quelle legate alla preferenza per un lavoro di gruppo o individuale. La predilezione per il canale comunicativo visivo piuttosto che per quello verbale o viceversa, fa parte di quelle attitudini comunicative che sono indipendenti dal campo di indagine, ma risultano fondamentali nello sviluppare una performance di domino in un’area specifica. E’ difficile dunque immaginare un politico taciturno, piuttosto che un primario chiacchierone. Le aree di dominio professionale richiedono cioè dei “requisiti comunicativi” che sono correlati anche al tipo di attività che viene richiesta.
La comunicazione poi è il tema fondamentale che conduce alla relazione interpersonale: analizzare i processi relazionali consente di identificare meglio le persone più portate al dialogo intimo (stile interno) rispetto a quelle più orientate al rapporto con le persone (stile esterno).
D.ATT.4: Attitudine nell’elaborare le informazioni
L’attitudine cognitiva riguarda il sistema di rielaborazione delle informazioni che può esprimersi attraverso tre diverse modalità (come sostiene Sternberg): pratica, creativa e analitica. Ciascuno di noi si sente più adatto a rielaborare le informazioni pensando ad uno schema concreto o cercando nuovi schemi di riferimento o analizzando e ridiscutendo nel dettaglio gli schemi di riferimento da utilizzare. In altri termini chi predilige il pensiero analitico preferisce analizzare, valutare, criticare, giustificare; chi predilige il pensiero concreto è abituato ad agire in modo da applicare, mostrare il funzionamento, completare una procedura; chi predilige il pensiero creativo invece intende creare, inventare, immaginare e progettare.
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L’appuntamento è alla prossima settimana con un nuovo articolo di case history.
